Le mattonelle dei Piattelletti diventano ciondoli e foulard

Il Resto del Carlino 22gennaio 2017

LE MATTONELLE DEI PIATTELLETTI

DIVENTANO CIONDOLI E FOULARDS

Designer e ceramista reinterpretano un tesoro perduto

di Silvano Clappis

Una iniziativa a metà strada tra il business economico e la diffusione della cultura. È quello che si sono messe in testa di fare, seguendo l’istinto dell’impreditoria femminile, due giovani mamme, la ceramista Laura Lippera e la designer Veronica Rovinelli, che hanno registrato il marchio commerciale “Le piatlet”, dalla tonalità vagamente francese, ma dialetto fanese in tutto e per tutto.

Veronica, innanzitutto, perché questo nome?

“Come ogni fanese può facilmente intuire, il nome deriva dai Piattelletti, il quartiere del centro storico che doveva essere abbattuto per questioni di salubrità durante la guerra, ma che poi fortunatamente venne risparmiato. A farne le spese fu solo la chiesetta di Santa Maria del Riposo, costruita dai nobili De Gabrielli nel 1480, la cui pavimentazione era formata da circa 1.600 mattonelle in maiolica, in gran parte andate perdute. Alcune però si salvarono e oggi si trovano in diversi musei italiani e stranieri. Da qui è nata l’idea>.

Quella di tipo commerciale cioè?

<Io e Laura Lippera, che è una bravissima ceramista, abbiamo pensato di utilizzare alcuni disegni e decorazioni che erano raffigurati nelle mattonelle, come marchio di moda per tutta una serie di applicazioni. A cominciare dalla ceramica dove Laura ha riportato la brillantezza dei colori e i motivi decorativi di queste mattonelle in diversi prodotti: piatti, tazze, portachiavi, ciondoli e gioielli. Ma la riproduzione è possibile in tantissimi altri oggetti, dai foulard fatti con seta italiana prestigiosa, alle cravatte, dalla biancheria per la casa all’abbigliamento, agli accessori come borse, cinte, ecc. L’intenzione è di farne una griffe internazionale perché le mattonelle si trovano al Louvre di Parigi, al Victoria Museum di Londra, all’Iparmuveszeti di Budapest. Abbiamo aperto un punto vendita in via San Francesco, di fronte al Comune. E le prime risposte che abbiamo ricevuto, fra l’altro, sono piuttosto incoraggianti>.

Un modo intelligente, direi, per propagandare alcuni aspetti minori della storia di Fano…

<Neppure tanto minori. Basti pensare che in una mattonella, delle quattro che finora abbiamo ritenuto di voler promozionare, è disegnata una donna, che somiglia molto alla Fortuna la quale solca il mare su una tavola a vela. Un’anticipazione, di qualche secolo, del moderno sport del windsurf, immaginato a Fano già nel 1500! Che abbia tutte le caratteristiche della Dea Fortuna è dimostrato dal fatto che nel disegno sembra andare contro vento. A parte questa curiosità, pensiamo che la diffusione di questi prodotti sia anche un modo simpatico e ingegnoso per far conoscere la nostra storia e in definitiva la nostra bella città>.

Un’idea che si potrebbe sfruttare anche con finalità turistiche oltre che commerciali.

<Esatto. Pensiamo che Fano abbiamo molto da offrire sia al turista che già ci capita, sia a quello che magari acquista fuori i nostri prodotti e gli nasce la cuorisità di conoscre da dove vengono queste immagini, queste decorazioni che sono così uniche, raffinate e briose, come abbiamo scritto nella nostra presentazione>.

Attualmente ne usate quattro, avete detto?

<Si. Abbiamo deciso di limitare al momento la riproduzione a sole quattro mattonelle. Ma si tratta di quattro immagini beneauguranti: la Fortuna, la Spiritualità (raffigurata da un uccello), l’Intreccio d’Amore e la Nuova Vita, tutti simboli che dovrebbero piacere perché esaltano al 500% il nostro made in Italy, vale a dire la storia, l’arte, la moda, la manifattura e il design>.

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