STORIA

La chiesa fanese dedicata a Santa Maria del Riposo era nota per il prezioso e raffinato pavimento composto da piastrelle policrome maiolicate. Tratto comune di tutto il pavimento doveva essere una sorta di effetto ottico che portava l’osservatore a vedere una successione di piccoli “piattelli” e non mattonelle quadrate come in realtà sono; l’elemento comune che determina questa illusione è un anello nastriforme che racchiude figure umane, animali, mascheroni, motivi geometrici, motivi floreali. Questa particolarità fa si che, nel linguaggio popolare, la chiesa e il quartiere dove sorgeva fossero noti  come “Piattelletti”.

L’edificio costruito nel 1480 fu distrutto nel 1942, ma il pavimento, apprezzato per la ricercatezza e la particolarità dei suoi disegni, era già entrato a far parte del mercato antiquariale dalla fine del 1800 e in pochi anni arricchì le più prestigiose collezioni italiane ed estere.

Attualmente le piastrelle possono essere ammirate nel Museo Civico di Fano, nel Museo di Casa Cavassa a Saluzzo, nel Museo Civico di Torino, nel Museo del Bargello a Firenze, nel Museo di Palazzo di Venezia a Roma, nel Victoria and Albert Museum di Londra, nel Museo del Louvre a Parigi e nell’Iparmuvészeti Muzeum di Budapest.

Le piastrelle, realizzate nel 1501 da maestranze maiolicare locali, probabilmente furono commissionate per abbellire la chiesa in occasione delle nozze di Ludovico Gabrielli e Margherita Samperoli. A conferma di questo le decorazioni ricche di allegorie, elementi d’amore e simboli di buon auspicio presenti in ogni singola piastrella.

La parola piatlét è un termine dialettale fanese, che identificava il pavimento della chiesa dedicata a Santa Maria del Riposo dove si trovava il prezioso e raffinato pavimento composto da piastrelle policrome maiolicate. Le mattonelle di forma quadrata avevano ognuna un disegno diverso dall’altra: figure umane, animali, mascheroni, motivi geometrici, motivi floreali, tutti motivi simbolici beneauguranti; l’elemento comune ad ogni mattonella è una cornice ad anello nastriforme che racchiude questi disegni.  Questo fa sì che l’osservatore veda una successione di piccoli “piattelli” e non mattonelle quadrate come in realtà sono. Nel linguaggio popolare, non solo il pavimento, ma anche la chiesa e il quartiere dove sorgeva erano noti come “i piatlét”. Essendo due donne abbiamo deciso di cambiare l’articolo “I” con “LE”: Le Piatlét.

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